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Amalfi Lemon Tour: con la famiglia Aceto nel giardino delle meraviglie

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Si chiamano giardini, qui, i magnifici limoneti che costituiscono una delle glorie del paesaggio.
Parlo della Costiera Amalfitana, la terra in cui il limone, arrivato nel X secolo d.C., fin dall’anno 1000 cominciò a far mostra di sé sui primi terrazzamenti, dapprima come pianta ornamentale, per acclimatarsi poi così bene da diventare uno dei prodotti-simbolo di quest’angolo di Campania baciato dal dio della bellezza, se un tale dio esiste.

Succoso, poco acido e con pochi semi, il Limone Costa d’Amalfi, o sfusato amalfitano, prodotto tutelato dal marchio IGP, ha una buccia talmente ricca di oli essenziali da inebriare letteralmente con il suo profumo.

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Ad Amalfi, nella Valle dei Mulini, tra i custodi delle sue straordinarie qualità c’è la famiglia Aceto, che coltiva limoni da sei generazioni in un’azienda “verticale” le cui terrazze si inerpicano fino a 400 metri sul livello del mare: 14 ettari dei quali tre coltivati a limoni e il resto coperto dal bosco. In più, la famiglia cura un altro giardino sul mare in cui crescono 20 specie diverse di agrumi più o meno rare.

Il giardino della famiglia Aceto visto dal basso e dall'alto

Il giardino della famiglia Aceto visto dal basso e dall’alto

Un lavoro duro, che ancora oggi, per la struttura dei giardini, esclude l’uso di macchine e richiede fatica fisica: se, dal 1968, la famiglia Aceto ha impiantato una teleferica che consente di non dover più trasportare i frutti nelle sporte, a mano, come un tempo facevano le donne, la raccolta resta necessariamente manuale, la selezione anche, e i lavori di sistemazione e copertura del limoneto comportano ardite acrobazie sulle pertiche, i pali di legno di castagno, che hanno fatto guadagnare a chi le compie il colorito nome di “contadini volanti”. Con le scale occorrerebbe troppo tempo per stendere le reti di copertura, per esempio: così ci si arrampica sulle pertiche affrontando i rischi. Pertiche il cui materiale proviene dal bosco dell’azienda, in una sinergia che fa parte della filosofia di agricoltura sostenibile che la famiglia ha fatto propria: tagliando i ceppi vecchi si incoraggia la rigenerazione della foresta e, quando occorre sostituire i pali, il legno viene utilizzato per il riscaldamento. Inutile dire che le pertiche vengono trasportate a spalla, e possono pesare fino a 70 chili.

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La coltivazione dei limoni nell’azienda della famiglia Aceto è biologica, certificata ICEA. Ed è anche vitale nella difesa del territorio, costantemente esposto a rischio idrogeologico a causa dei troppi terrazzamenti lasciati nell’abbandono, non coltivati e privi di manutenzione, come i muretti a secco che li caratterizzano: sono loro a consentire il drenaggio e l’ossigenazione del terreno, ma sono spesso soggetti a crolli, per cui richiedono interventi continui. E a rendere la vita più difficile agli agricoltori ci si mettono i cambiamenti climatici: quest’anno i fiori di limoni stanno spuntando con abbondante anticipo; le reti di copertura, un tempo nere per attirare e trattenere il calore del sole, oggi sono per lo più verdi, finalizzate soprattutto ad ombreggiare le piante.
Insomma, la coltivazione di quei magnifici limoni che finiscono in mille preparazioni, dolci o salate, che ci dissetano in spremuta e danno aromi caratteristici a tante specialità della cucina della Costiera, richiede un impegno costante, in queste terre dalla conformazione aspra che mettono continuamente alla prova. E così anche trovare lavoranti disposti a dedicarsi ad essa diventa difficile.

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Perché c’è qualcosa di eroico in quest’agricoltura tosta che difende la qualità del prodotto come può, anche usando, per amore o per forza, metodi e strumenti fuori dal tempo, provando a coniugarli con quel tanto di modernità che può portare miglioramenti ma facendo dei passi indietro quando si rivela necessario. Come nel caso degli innesti: l’arancio amaro, il cetrangolo, pianta d’elezione, tradizionalmente, per l’innesto del limone amalfitano, dopo essere caduta temporaneamente in disgrazia si è rivelata essere sempre la scelta migliore, giacché consente di produrre i semi, mentre quelli “moderni” offerti dai giganti mondiali della chimica vanno acquistati di volta in volta a caro prezzo e producono alberi che crescono e fruttificano rapidamente, ma hanno vita breve.

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Qui, nel giardino sospeso sulla Valle dei Mulini, crescono limoni che hanno visto anche 500 primavere; qui, come mi racconta Salvatore Aceto, si è “condannati a credere nella pianta”, a intervenire se si ammala, a cercare di salvarla, perché con una pianta nuova occorrono più di 40 anni per ottenere la stessa quantità di frutti, che può arrivare fino a 200 chili. E se nel piccolo territorio di Amalfi, sui pendii ripidi che digradano verso il mare, 14 ettari sembrano tanti, in pianura non sono nulla: i produttori di altri paesi, come il Cile e l’Uruguay, possono permettersi di estirpare gli alberi malati e impiantarne di nuovi, grazie alle migliaia di ettari delle loro coltivazioni; qui, in Costiera, la pianta va tutelata e lasciata vivere. Ma è davvero il caso di spiegare quale sia il pregio e il valore di un limone cresciuto su questi terrazzamenti da vertigine?
A quanto pare, purtroppo, sì, in questi tempi di consumo distratto e spesso inconsapevole. E perciò la famiglia Aceto ha avuto un’idea, e si è inventata il Lemon Tour.

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Un aggraziato veicolo di un giallo squillante preleva i turisti, soprattutto stranieri, davanti allo splendido Duomo di Amalfi e li conduce fino al cuore della Valle dei Mulini, dove, passeggiando tra un’incantevole pioggia di frutti gialli di sole, i membri della famiglia illustrano i metodi di coltivazione del limone e ne disegnano il passato, che transita dalle glorie marinare di Amalfi, in tempi in cui le stive delle navi si riempivano di agrumi per combattere lo scorbuto. Raccontano poi dell’acqua di sorgente che due volte al giorno scende dall’alto, e delle vecchie “peschiere” per la raccolta dell’acqua piovana che se ne stanno lassù, sotto la vecchia casa del fattore, da tanti anni, da tempi in cui si sapeva essere lungimiranti e non sprecare le risorse; affascinano con la storia del mirabile e antico sistema idrico della valle delle Ferriere, che sfruttava l’acqua convogliandola verso mulini e cartiere grazie a un complesso insieme di canali interrati e pozzi di caduta, in un’armoniosa collaborazione tra la natura e le opere umane che ha contribuito a fare di questi luoghi un tesoro da preservare.
Mostrano a forestieri stupiti (e ben pochi italiani) le varietà di limoni, ne descrivono le prodigiose qualità organolettiche e i mille usi, giacché del limone, qui, non si butta via niente, e lo si usa da sempre per curare piccoli malanni, per sgrassare, per profumare, per cucinare e per decorare. E, dal momento che la pratica è sempre meglio della grammatica, offrono una pausa di ristoro con limonata fresca e dolci al limone, fanno assaggiare i liquori di agrumi realizzati nel piccolo laboratorio di famiglia o il profumatissimo miele delle api allevate tra gli alberi, fondamentali per l’impollinazione delle piante.

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Infine danno accesso a un piccolo museo in cui strumenti agricoli d’epoca, vecchi ritratti e vari reperti trasportano nella storia di famiglia, strettamente allacciata a quella della produzione e del commercio dei limoni in Costiera.

Uno scorcio del piccolo museo

Uno scorcio del piccolo museo

Ritratto d'epoca fascista della famiglia Aceto

Ritratto d’epoca fascista della famiglia Aceto

Il tour diventa strumento per fare cultura del limone e del territorio, tanto che 15 università straniere ne fruiscono per studiare il nostro frutto, ma è anche un piccolo aiuto per investire nel mantenimento del giardino, profondamente risistemato negli ultimi anni. Sono il turismo e la differenziazione delle attività a consentirgli di restare in vita.
Come l’impegno costante di questa famiglia di contadini della Costiera, che ama e cura i limoni da generazioni, ne va orgogliosa e cerca di preservarli, e sa bene che una parte significativa del fascino dei luoghi si deve a loro.

A sinistra, Salvatore Aceto. A destra, il nostro fedele accompagnatore, in attesa della torta al limone.

A sinistra, Salvatore Aceto. A destra, il nostro fedele accompagnatore, in attesa della torta al limone.

Se non vi spaventa dover affrontare un po’ di strada in salita, il Lemon Tour è un’esperienza da fare: una passeggiata piacevolissima in un paradiso di colori incastonato nella corona di Amalfi che vi farà conoscere profumi e sapori in grado di spiegarvi più di qualunque descrizione quale sia la qualità di una produzione che, pur se poco rilevante numericamente, non ha uguali per pregio. Sapori e profumi che potrete portare con voi facendo un salto nel negozio dell’azienda, in Via Lorenzo d’Amalfi, a pochi passi dal Duomo.

Amalfi, il valore aggiunto.

Amalfi, il valore aggiunto.

Amalfi Lemon Experience – Sito web
Tel.: 3351218292
Pagina Facebook
Informazioni sui corsi di cucina: http://amalfilemonexperience.it/cooking-classes/

Informazioni sull'autrice

giovanna esposito

Napoletana, scrivo di cibo dal 2008, prima sul mio blog di cucina, Lost in kitchen, poi, dal 2011, sul web magazine Gastronomia Mediterranea.
Nel 2015 ho pubblicato per Guido Tommasi Editore il volume "Gli aristopiatti. Storie e ricette della cucina aristocratica italiana", scritto a quattro mani con Lydia Capasso e illustrato da Gianluca Biscalchin.
Sono assaggiatrice Onaf.

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