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Nella tana della Volpe Rossa: la Cantina di Enza

Enza Saldutti è nata nel ’79. “La cantina di Enza”, la sua piccolissima azienda vinicola, nel 2011. Sono entrambe giovanissime, ma si portano sulle spalle quattro generazioni di vita in vigna con la loro esperienza e la loro profonda conoscenza della terra. Qui a Montemarano, nel pieno di quell’Irpinia che, quanto a vini, è seconda a pochi, Enza e suo padre Vincenzo curano amorevolmente 5 ettari di vigneto che regalano poche bottiglie ma speciali.  Merito della mentalità e dello spirito che sottende al loro lavoro.

Un tempo, Enza studiava Giurisprudenza, ma impiegò poco a capire che quella non era la sua strada e a sentire il richiamo di ciò che aveva lasciato qui; di quel pensiero,  della coscienza del patrimonio che la sua famiglia custodiva in queste terre, non riusciva a liberarsi.  E oggi che la sua vita è completamente assorbita dalla vigna e dalla cantina, dice fiera che questo è il suo mondo, che qui si sente serena e che il sacrificio è ripagato dalla soddisfazione di fare le cose a modo suo, con l’appoggio di suo padre che le dà carta bianca per sperimentare e scegliere la direzione da seguire.
Perché all’inizio i Saldutti conferivano le uve a grandi aziende vinicole, ma un giorno, stanchi dell’intromissione di enologi e tecnici che spingevano verso percorsi non graditi, hanno deciso di riappropriarsi della vigna e incamminarsi per la via che sentivano più vicina alla loro filosofia, tracciata da secoli di sapienza contadina. Sapienza antica data dall’esperienza e dalla “convivenza” con le viti. Da qui la scelta del biologico; ma la definizione ad Enza sta stretta: ciò che determina le sue scelte, nella coltivazione come nella vinificazione, è l’ascolto della vigna. Bisogna viverla, dice. Interpretare la terra, la natura, le stagioni. Rispettarli e fare ciò che ti chiedono. Mi viene in mente Tolkien che abbracciava gli alberi e parlava con loro, ed è un pensiero bello e confortante.

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Enza vinifica in purezza le sue uve, e ne ricava 1300 bottiglie di un Taurasi chiamato Padre – doveroso omaggio a chi, dice, è la forza motrice dell’azienda -, l’Aglianico Passione, il Quarta Generazione (Coda di Volpe bianco) e l’ultimo esperimento, la Volpe Rossa, prodotto dai rari vitigni Coda di Volpe a bacca rossa, tipici del territorio ma ormai quasi scomparsi, tanto che solo qui, nella cantina di Enza, se ne trae una piccolissima produzione vinicola: 250 bottiglie all’anno.

Enza estrae la Volpe Rossa dalla tana.

Enza estrae la Volpe Rossa dalla tana.

La Volpe Rossa è la star, c’è poco da dire, e non solo un capriccio o una curiosità. È nata nel 2012 da un azzardo, approfittando di una barrique rimasta vuota: quelle uve crescevano nella vigna di famiglia da quasi cento anni, quindi perché non provare a vedere cosa se ne poteva ricavare? Dopo 24 mesi in botti di rovere esausto, la Volpe Rossa diventa un vino che ha corpo e sostanza ma risulta più gentile di un Taurasi. Più morbido. Più femminile, dice Enza, e la definizione ha perfettamente senso.

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Nella piccola cantina, in cui troneggia un torchio manuale, tra poche botti e poche bottiglie si percepisce il senso visibile di un lavoro che prevarica il meno possibile la natura. I processi di lavorazione, tutti, li decide solo l’uva, dice Enza. “Tutto quello che facciamo qui è darle il tempo.”

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Ed io che sono, del vino, solo una consumatrice, non un’intenditrice, e che non provo nemmeno a spacciarmi per tale, dopo aver degustato il quartetto Padre, Passione, Quarta Generazione e Volpe Rossa posso dare un parere del tutto insignificante, quello di chi beve il vino per piacere, non per mestiere, e non va più in là del “mi piace” / “non mi piace”. E dire solo che Enza, la sua cantina e il suo vino mi hanno affascinata. Che la Volpe Rossa è stata una rivelazione. Per qualche momento mi sono dimenticata di essere una bevitrice di bianchi, e ho dovuto portare con me una delle preziose 250 bottiglie; è stato come impossessarmi di sorsi di questa terra, della sua storia, e dell’entusiasmo di Enza.

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La cantina di Enza
Contrada Torre,7
Montemarano (AV)
Tel.: 339 526 4143

Informazioni sull'autrice

giovanna esposito

Napoletana, scrivo di cibo dal 2008; ho cominciato con un blog di cucina, Lost in kitchen, poi, dal 2011 al 2016, sono stata tra i redattori del web magazine Gastronomia Mediterranea.
Nel 2015 ho pubblicato per Guido Tommasi Editore il volume "Gli aristopiatti. Storie e ricette della cucina aristocratica italiana", scritto a quattro mani con Lydia Capasso e illustrato da Gianluca Biscalchin. Con la stessa "squadra", ho pubblicato nell'aprile 2017 "Santa Pietanza. Tradizioni e ricette dei santi e delle loro feste". A settembre 2017 è uscito il piccolo ricettario "Pasta al forno", scritto con Lydia Capasso e con fotografie di Virginia Portioli, sempre per i tipi di Guido Tommasi.
Sono maestra assaggiatrice Onaf.

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